Ristrutturare un Velodromo
Non sono geometra, quindi tantomeno ingegnere, architetto o affini, non voglio dare calcoli strutturali a nessuno, ma, dopo una vita in pista e tra le piste, qualche consiglio sono in grado di darlo, soprattutto a chi su un Velodromo non ha mai messo mano.
Problemi principali di un Velodromo (velodromi in cemento) sono:
- i giunti: c'è il caldo, c'è il freddo, voglia o no la pista si muove. Ogni velodromo in cemento ha, chi più vicini chi più distanti, dei giunti di movimento, cioè degli spazi vuoti che permettono al cemento di allargarsi senza spingere su se stesso e rompersi. Sembra una boiata ma se guardate un giunto tra estate e inverno (ma anche tra mezzogiorno e le tre di notte in luglio), il buco può variare fino a 1 cm.
Esperienza personale: anni fa vengo chiamato da un Comune per dare una occhiata al Velodromo appena rifatto, entro e... pista SENZA GIUNTI (cioè, prima della ristrutturazione c'erano, da ristrutturata non più), chiedo: "e i giunti?" risposta: "no no, materiale nuovo, superelastico, non servono...".
Passano due mesi e la pista comincia a crepare. Beh, ora i giunti ci sono.
- le crepe strutturali: queste non sono giunti, o meglio, si formano perchè ci vorrebbero più giunti in un Velodromo che ne ha pochi. Qui al Mecchia nel 2004 sono passati "malamente" con un flex su queste crepe, e poi con del silicone, creando dei "giunti" virtuali, neanche lineari ma seguendo la crepa. Tipico lavoro fatto con i piedi ma che nessuno ha contestato.
- erosione: tipico delle piste non verniciate, non è il caso del Mecchia ma ad esempio del Mercante di Bassano, che era verniciato fino alla linea dei velocisti, mentre più su era cemento vivo. Problema risolto nel 2023 con la ristrutturazione.
- capillarizzazione (?!?): ripeto non sono tecnico, me l'hanno sempre venduto così il termine, praticamente ACQUA piovana o da chissà dove (ad esempio una leggenda racconta di un tubo rotto sotto il rettilineo principale del Mecchia), che piano piano sale e quando trova l'ultimo strato di materiale o vernice con grafite, crea una bolla che al passaggio di piedi o ruote, scoppia. Il Mecchia è così, per quello ora ha tutte quelle macchie di riparazione.
- ruggine: che belli i velodromi bianchi, o meglio, finchè durano, perchè quelli di non recente ristrutturazione, alla balaustra, hanno una bella rete metallica (tra l'altro non più omologabile dalla Federazione Ciclistica Italiana), che lascia scendere sul candido manto del velodromo ruggine, sporco, e chi più ne ha più ne metta. Un anno e la bianca pista è grigio marrone, a righe verticali.
- pendenze: sembra assurdo, ma ho visto un velodromo appena ristrutturato con la fascia di riposo a gradi ZERO, e neanche perfettamente piana, sulla cui superficie si formano pozze d'acqua. Ma dico io, anche un bambino di 10 anni se gli fai fare un progetto di un velodromo mette qualche grado di pendenza verso il campo, così che l'acqua piovana non ristagni e non faccia quelle bruttissime macchie nere all'inizio, per ROMPERSI poi ! Il Mecchia per ora è così, con la fascia di riposo piatta, nera di muffa (al posto di azzurra) e terra che sale dal campo quando piove e ristagna. Spero che chi farà la prossima ristrutturazione abbia un pò di testa. Personalmente lascerei anche un 10cm di bianco verso la parte interna del campo.
- balaustre: informatevi, leggete i regolamenti, chiedete a chi ne sa di più, chiedete prima alla Federazione Cicilistica Italiana, è lei che poi OMOLOGA, no balaustre, no party. Per le piste paraboliche come la nostra, magari in curva sono inutili e basta una linea gialla di fine pista.
- scarichi: le piste in cemento più belle (anche Padova), hanno tra la fascia di riposo e l'erba del campo una canaletta larga dai 10 ai 20 cm, ricoperta da una griglia metallica, per far scaricare l'acqua piovana. Bella, non indispensabile ma bella, è anche una rogna in meno per l'erba che tende ad invadere i giunti e la fascia di riposo, per poi creparla. Si può anche fare senza ma dovrebbe comunque essere prevista una separazione TERRA/PISTA in qualche modo, per evitare che l'erba prenda il sopravvento e anche per evitare ai mezzi tagliaerba di sporcare la pista.
La manutenzione straordinaria del Mecchia nel 2004/2005 fu qualcosa di penoso, io non ero ancora tecnico a Portogruaro (cominciai all'apertura nel 2006), ma ero già tecnico di Velodromi dal 1998 (a Pordenone) e passavo a guardare cosa facevano. Ho visto operai che tenevano su in curva altri operai spingendoli CON UNO SPAZZETTONE sui piedi, e questi che colavano secchiate di cemento liquido, che mi viene ancora la pelle d'oca. Dopo la prima mano mi chimarono a fare qualche giro con lo scooter, beh credetemi, avete presente i film western quando gli indiani inseguono la diligenza e questa balla fino a rovesciarsi ? UGUALE. Sembrava un Bike Park !
Non avevano alcuno strumento elettronico o di misurazione, solo cazzuole, secchi, cemento e poca voja de far ben... Poi cominciarono a far colate verticali sempre più piccole per sistemare, fino a finire un lavoro che, nel 2007 (ho le foto), cominciavamo già a riparare buche, in economia.
Per non parlare dei danni creati dal successivo sottopasso, che ha creato un avvallamento tra fine curva e inizio rettilineo di arrivo.
Cosa farei io ?
Intanto chiederei preventivamente alla FCI cosa si può fare, come dice la Normativa Impianti.
Poi, fossi economicamente in grado, farei due conti su quanto costa una pista EX NOVO molto più corta, in mezzo al verde. Farei una 250mt con geometrie UCI senza tanti fronzoli e accessori, il minimo sindacale. magari dentro qualche capannone abbandonato a se stesso, e ce ne sono... E lo chiamerei "Velodromo Pier Giovanni Mecchia".
OPPURE cambierei la geometria del Mecchia esistente, TOGLIENDO le curve paraboliche, vedi disegno qui sotto, dove ora la sezione è NERA la farei come la ROSSA, anche per una più facile (ed estesa) omolazione FCI. L'attuale curva ad esempio non permette un Campionato Italiano.

Ultima cosa, che mi rende anche un pò orgoglioso, una serie di telefonate e scambi di progetti con un Ingegnere anni fa, che non trovando risposte in Federazione chiamò me, e con qualche dritta (giustamente non era un esperto in Velodromi e io non sono Ingegnere), completò un lavoro che meglio non si poteva fare.
Parimenti, se io fossi Ingegnere o Architetto o Geometra e dovessi costruire una stalla per la prima volta, un paio di chiacchere col contadino io le farei.
Ad majora
